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Sinossi ufficiale:

Con «La Fattoria degli Animali» Orwell intendeva mostrare il “tradimento della rivoluzione” bolscevica, il suo trasformarsi dapprima in una dittatura e poi in un regime totalitario tale da annichilire ogni libertà individuale. A tal fine, scelse la forma della favola, con animali parlanti e pensanti che vivono assieme agli esseri umani. La favola ha in sé un’universalità e un valore morale che danno alla rivoluzione russa una valenza più generale, un’applicabilità ad altre rivoluzioni, inserendola nel discorso del pessimismo sulla possibilità di costruire un’autentica e duratura democrazia.

Recensione:

Straordinario !!!

La trama del romanzo è filata secondo la tipica struttura favolistica esopica.

Pertanto, anche Orwell affida agli animali ruoli antropomorfi, per esplicitare una sua lucida analisi politica. Evitando, così, di incorrere in pericolose dinamiche antiliberali.

Il romanzo inizia con la contrapposizione tra l’uomo, proprietario della fattoria, ed un pregiatissimo e poderoso maiale, che godeva del rispetto di tutti gli animali della “Fattoria Padronale”.

Tanto gretto e meschino scansafatiche il primo, quanto saggio e sognatore il secondo.

A seguito di un sogno fatto dal Vecchio Maggiore (il maiale), durante una riunione tenutasi nella stalla della Fattoria, venne stabilito che l’unico loro nemico fosse l’ Uomo. Poiché unica creatura che consuma, senza produrre nulla.

Ciononostante l’uomo possiede tutto, ivi compresi gli animali che, al contrario, non possiedono nemmeno se stessi.

Ovviamente, come nelle favole di Esopo, il fine ultimo è quello moralistico.

Dunque, teso a far emergere gli inganni dei potenti e/o degli astuti, a danno dei più poveri e/o più ingenui.

Egli senza mai citare, direttamente, i reali protagonisti, ne lascia intravvedere, chiaramente, il “profilo”.

Anche nella “Fattoria degli animali”, dunque, non mancano i furbi prepotenti (i maiali) che vestendo, inizialmente, i panni di coloro che porteranno gli altri a liberarsi del padrone oppressore e ad ottenere la meritata libertà, ingannano invece i loro stessi compagni d’avventura. Arrivando, perfino, ad uccidere coloro che tenteranno di ribellarsi alla loro dittatura, per poter ottenere il dominio totale.

Essi vi riusciranno grazie anche ad una massiccia opera di disinformazione a danno degli altri animali, portata avanti con l’aiuto delle pecore che, a tamburo battente, ripetono belando ciò che tutti devono inconsciamente assimilare.

Ricalcando in tal maniera, esattamente, un comportamento tipo dell’essere umano.

È noto che Orwell scrisse questo romanzo, ispirandosi alle terribili vicende staliniane.

Trovando però, in un primo momento, la forte opposizione sia dell’ intelligencija inglese che di certa stampa filo-sovietica.

Come lui stesso ebbe modo di dire nel saggio intitolato “Libertà di stampa” del ’45:

<<Non è vietato dire le cose, semplicemente “non sta bene” dirle. Ciò perché il vero nemico della democrazia, è proprio il democratico stesso. Pertanto, la difesa della democrazia comporta, di fatto, la distruzione di qualunque indipendenza di pensiero>>.

Il libro termina con la totale e inesorabile metamorfosi dei maiali che, divenuti ormai indistinguibili dagli esseri umani, riducono gli iniziali 7 princìpi ispiratori dell’ Animalismo e della relativa rivoluzione, ad uno solo:<<Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri>>.

Concludendo, potremmo dire che se l’occasione rende l’uomo ladro, in questo caso, rende l’animale uomo.

Pur partendo da alti princìpi e nobili motivazioni, perfino gli animali finiscono per commettere gli stessi umani errori. Rendendosi protagonisti delle stesse aberrazioni. Mutando, pertanto, il loro istintivo “socialismo” in spietato individualismo.

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